Città — redazione Osservatorio Atryo
Città — redazione Osservatorio Atryo
Il rapporto tra chi si iscrive alla prova e chi entra racconta già l'essenziale: la domanda supera l'offerta di oltre dieci volte, e una parte consistente di quella domanda non è italiana. Sono studenti che arrivano da fuori, scelgono l'Italia per la sua formazione medica in inglese, e per almeno sei anni avranno bisogno di un posto dove vivere.
Roma è uno dei terminali principali di questo flusso. La città concentra un numero di corsi di Medicina in inglese che poche altre capitali europee possono eguagliare: la Sapienza, Tor Vergata, l'Università Cattolica con il Policlinico Gemelli, il Campus Bio-Medico. A questi si aggiunge UniCamillus, ateneo riconosciuto dal Ministero nel 2017 e costruito fin dall'origine attorno agli studenti internazionali, che oggi conta oltre cinquemila iscritti alle discipline mediche e sanitarie. Sommando i programmi in inglese, gli atenei romani mettono a bando ogni anno diverse centinaia di posti riservati in buona parte a candidati che si presentano da altri paesi.
Il contesto nazionale spiega perché questo bacino continui a gonfiarsi. Gli studenti con un titolo di studio conseguito all'estero iscritti negli atenei italiani hanno superato quota centodiecimila nell'anno accademico 2024/25, più del doppio rispetto a sei anni prima. Medicina è la punta di diamante di questa attrazione: un corso in inglese, in una città d'arte, con una retta pubblica che resta una frazione di quella anglosassone o americana. Per una famiglia straniera è un calcolo semplice.
Una parte non piccola di questi candidati arriva da paesi in cui entrare a Medicina in casa è quasi impossibile. È il caso di Israele, dove il numero chiuso interno è tra i più selettivi al mondo e circa sei medici praticanti su dieci si sono formati fuori dai confini nazionali; l'Italia figura da anni tra le mete principali di quell'esodo formativo, e gli studenti israeliani sono una presenza consolidata nelle aule di Medicina in inglese del Paese, Roma inclusa. Dinamiche analoghe spingono ragazzi dal Medio Oriente, dal bacino del Mediterraneo e dall'Asia meridionale verso le facoltà romane. È una domanda strutturale, radicata in vincoli che nei paesi d'origine non si allenteranno a breve.
Non è una novità storica, del resto. Roma insegna medicina da quando papa Bonifacio VIII istituì lo Studium Urbis, nel 1303, e da allora la sua scuola ha attratto ingegni da altrove tanto quanto ne ha formati. Al Policlinico Umberto I e nelle aule della Sapienza sono passati alcuni dei nomi che hanno segnato la medicina del Novecento: Maria Montessori, tra le prime donne laureate in medicina in Italia, prima di diventare la pedagogista che il mondo conosce; Daniel Bovet, premio Nobel per la Medicina nel 1957, nato in Svizzera e diventato uno dei padri della farmacologia italiana proprio lavorando a Roma. La tradizione romana è fatta anche di questo: di persone arrivate da fuori che qui hanno trovato la cornice per fare strada. Gli studenti internazionali di oggi ne sono la continuazione naturale.
Per chi possiede un immobile, tutto questo si traduce in un dato di mercato che vale la pena leggere con freddezza. Lo studente di medicina è, tra gli inquilini possibili, uno dei più stabili: resta per l'intero ciclo di studi, di norma sei anni, non cerca casa per un semestre e via; ha alle spalle una famiglia che garantisce il canone; sceglie la stanza in funzione della sede universitaria, quindi si concentra in zone prevedibili attorno ai poli clinici. È l'opposto del turnover breve che spaventa il proprietario. La difficoltà, semmai, è un'altra: questa domanda internazionale fatica a incontrare un'offerta che le parli, con contratti chiari, verifiche affidabili e una gestione capace di reggere l'arrivo di un inquilino che non ha storia creditizia in Italia.
È qui che il patrimonio sfitto delle nostre città potrebbe smettere di essere un problema e diventare una risposta. Roma ha le facoltà, ha la tradizione, ha la domanda che arriva da sola da mezzo mondo. Quello che spesso manca è l'anello che trasforma un appartamento vuoto in un alloggio pronto ad accogliere uno studente straniero senza che il proprietario debba improvvisarsi ufficio immigrazione. Chi costruisce quell'anello per primo non trova concorrenza: trova un mercato che lo aspetta.
———
Hai un immobile vicino a un polo universitario di Roma?
Scopri come metterlo a reddito con studenti verificati e gestione senza pensieri: Siete proprietari →
———
Fonti: MUR-CINECA (dati test IMAT e posti di Medicina in inglese); MUR (studenti con titolo di studio estero negli atenei italiani); UniCamillus (dati di ateneo); Israel Journal of Health Policy Research (formazione medica israeliana all'estero, 2025); Sapienza Università di Roma (storia e laureati illustri); Archivio di Stato di Roma (Studium Urbis, 1303).