← Osservatorio

Città — interno

Studentati, l'occasione mancata del PNRR

Studentati, l'occasione mancata del PNRR
interno29 giugno 2026

La carenza cronica di posti per gli studenti fuorisede doveva essere superata creando 60mila nuovi posti letto. Una cifra ambiziosa, all'altezza del problema. Peccato che, come ricorda il bilancio di metà anno del Fatto Quotidiano, a inizio 2026 quelli effettivamente in dirittura d'arrivo fossero appena 32mila: poco più della metà.

Già questo basterebbe a parlare di occasione mancata. Ma il modo in cui si è arrivati a quel dimezzamento dice molto di più del numero in sé. Per centrare anche solo il traguardo ridotto si è corsi ai ripari tagliando le risorse della misura — dagli 1,2 miliardi iniziali a circa la metà — e affidando a Cassa Depositi e Prestiti un nuovo fondo per recuperare il terreno perduto. Un'opera di rattoppo contabile, più che una politica per il diritto allo studio.

Il punto più rivelatore, però, è un altro, ed è dove la vicenda smette di essere una storia di ritardi burocratici e diventa una questione di a chi giova davvero la spesa pubblica. I bandi ministeriali impongono ai gestori degli studentati finanziati un canone inferiore di almeno il 15% rispetto ai prezzi di mercato. Sulla carta sembra una tutela per gli studenti. Nei fatti, in città come Milano, significa avvicinarsi ai 900 euro al mese per una singola. Una "calmierazione" agganciata a un mercato già fuori controllo non calmiera nulla: ne fotografa l'inflazione e la legittima, usando denaro europeo per consolidarla.

Viene allora da chiedersi a chi sia servito tutto questo. Se l'esito di miliardi di fondi straordinari è un numero di posti dimezzato e canoni che restano proibitivi per la famiglia media, la domanda non è retorica per pigrizia polemica: a beneficiare di un mercato dell'affitto studentesco strutturalmente teso, con offerta scarsa e prezzi ancorati verso l'alto, non sono gli studenti. E quando un intervento pubblico finisce per ratificare quei prezzi anziché correggerli, è lecito interrogarsi su quale interesse abbia davvero protetto.

Su Osservatorio Atryo lo ripetiamo da tempo, e lo ribadiamo qui senza giri di parole: non è più tempo di speculazioni. Il rischio che la pressione sugli affitti compromette il futuro delle nostre città universitarie - espellendo dai centri proprio la popolazione che li tiene vivi - e la reputazione stessa degli atenei italiani agli occhi degli studenti internazionali è concreto, non un allarme di maniera. Una città che non sa dove alloggiare i propri studenti perde competitività, attrattività e, alla lunga, identità.

La via d'uscita non passa da un altro bando calato dall'alto. Passa da un approccio condiviso tra chi gli immobili li possiede e chi forma gli studenti: proprietari e istituzioni universitarie attorno allo stesso tavolo, con contratti trasparenti, durate adeguate al calendario accademico e canoni costruiti sul reddito reale di una famiglia, non sul prezzo a cui il mercato è arrivato a forza di scarsità. Lo Stato, con il PNRR, ha mostrato di non saperlo o non volerlo fare. Tocca a chi vive il territorio — proprietari responsabili e atenei lungimiranti — dimostrare che un'altra strada esiste. Prima che la finestra si chiuda anche su questa.

© 2026 acadomus — Osservatorio AtryoHome